“SUI TETTI” DI MILANO VERSO IL NUOVO PARLAMENTO PASSIONE E RAGIONE PER IL VOTO E SOPRATTUTTO PER IL “DOPO” …!

Tutti invitati e numerosi i presenti al seminario delle associazioni del 20 settembre

 

È approdato a Milano il giro per le regioni italiane delle circa 90 associazioni del network “Ditelo sui tetti (Mt 10,27) per proporre un dialogo a tutti i player e decisori istituzionali, in vista del rinnovo del Parlamento. Prima dell’incontro di lavoro organizzato il 20 settembre 2022 presso lo Starhotels, i 65 obiettivi, raggruppati nelle 10 priorità e nella “scelta preliminare” (cfr. https://www.suitetti.org/2022/08/08/scegliere-il-noi-contro-la-cultura-e-le-leggi-dello-scarto/) sono stati illustrati a Giorgia MELONI, che, fra l’altro, ha fortemente condiviso la necessità di assicurare la massima importanza al sostegno alla natalità e maternità, e a Giulio Tremonti, con il quale si sono approfondite ipotesi di attuazione di politiche fiscali sussidiarie per il terzo settore, le famiglie e le scuole paritarie.

Il seminario in presenza è stato brillantemente introdotto da Laura Boccenti, di Alleanza Cattolica, che ha ben descritto il “cambio d’epoca” in cui ci troviamo secondo il giudizio che da anni ci propone Papa Francesco. “La cultura occidentale -spiegava- ha in qualche modo trasmesso sino a pochi anni fa la consapevolezza per cui un uomo possiede dignità umana per il fatto stesso di essere uomo, mentre per la nuova antropologia, espressione dell’individualismo postmoderno -che in Italia viene affermata da una decina d’anni anche con un incessante intromissione di leggi e sentenze- la vita umana non è invece un valore assoluto, ma risiede nella capacità di autodeterminazione del singolo. Così da una parte si lega la dignità della persona all’esercizio di determinate facoltà, aprendo le porte alla cultura dello “scarto”, dall’altra si afferma la disponibilità totale della vita aprendo le porte alle “colonizzazioni ideologiche”, sempre per mutuare le espressioni con cui papa Francesco legge acutamente la contemporaneità”.

Domenico Menorello, per l’Agenda “Sui tetti”, ha proseguito l’incipit della prof. Boccenti, evidenziando che, fino a quando appariva, almeno nell’ordinamento, una koiné valoriale comune nella società italiana, i cattolici hanno percepito la presenza pubblica come organizzazione “del” potere e “nel” potere. Ma nel “cambio d’epoca” descritto serve anche e soprattutto “altro”. “Urge svelare pubblicamente -continuava- quale sia l’idea di uomo che viene prepotentemente imposta dal potere, per chiedere se un valore della persona legato solo alla capacità di autodeterminazione sia corrispondente al cuore di ciascuno o se questo non domandi, piuttosto, che ogni istante di vita, specie se fragile o malato, possa essere percepito, rispettato e curato per una inesausta domanda di senso e di destino”. È cioè una iniziativa della “ragione” che nel “cambio d’epoca” appare persino urgente, perché -come indicato pochi giorni fa dal Cardinal Zuppi, “il deserto in quanto tale esprime la sete, il bisogno e la ricerca dell’acqua”. E vi è anche “sete” di proposte ragionevoli che possano pubblicamente, “sui tetti”, ipotizzare azioni di valorizzazione dell’uomo tutto intero alle istituzioni e ai decisori. “In effetti, in questi anni, il lavoro condiviso dell’agenda «sui tetti»” è stato per noi un interessante esempio di una presenza dei cattolici nel «cambio d’epoca»”, chiosava Menorello. Di qui, è stata spiegata la preliminare richiesta contenuta nell’Agenda di una moratoria della politica sui temi antropologici, affinché il Parlamento si astenga dal voler condizionare esplicitamente, come accaduto negli ultimi anni, le convinzioni esistenziali e ideali di ciascuno. Inoltre, sulla prima emergenza indicata dall’Agenda, ovvero il “baratro demografico”, sono state esemplificate le precise proposte per non ricadere nel solito assistenzialismo, ma per avviare risposte strutturali che abbiano al centro un “noi” piuttosto che un “io” solitario e autoreferenziale, e ciò con leve sussidiarie fiscali, abitative, lavoristiche e urbanistiche che sostengano e incoraggino le famiglie con figli.

Arrivavano nel frattempo in sala molti candidati, e così il pomeriggio si è trasformato in un effervescente ping-pong di proposte e reazioni, via via alternate considerando, doverosamente, gli affastellati e concomitanti impegni elettorali dei candidati stessi, ma con ciò attribuendo una originalissima e plastica vivacità al dibattito.

Così, l’altrettanto vivace moderatore, Peppino Zola, dell’associazione Nonni 2.0, ha chiamato subito al microfono il Viceministro Alessandro Morelli, che ha constatato che “se una famiglia deve spendere così tanto per l’essenziale dei propri figli dobbiamo semplicemente ammettere che non stiamo aiutando la famiglia”. Da tale confessione ha fatto poi discendere almeno due ulteriori considerazioni per il futuro: “1) concretamente dovremo preparare la rivisitazione completa dell’ISEE oltre che affrontare il tema della scuola per una effettiva libertà di scelta, mentre (2) sul piano ideale e sui temi antropologici dobbiamo avere il coraggio di accendere il dialogo e anche i cattolici devono poter offrire le proprie ragioni, senza che si alzi lo sbarramento ideologico opposto, che spesso impedisce persino di poter affrontare certi temi, con l’effetto di dare luogo a un monologo che non si può accettare in una democrazia”.

Ha colto la palla al balzo Suor Anna Monia, nota testimone e alfiere nazionale della parità scolastica: “L’educazione spetta alla famiglia anche in base all’art. 30 della Costituzione e alla famiglia deve essere restituita una vera libertà di scelta. Allora il prossimo Parlamento deve finalmente compiere un atto di giustizia e permettere che le rette per le scuole paritarie vengano considerate dal fisco, e ciò anche per salvare l’Italia dal regime di un sistema non pluralistico della scuola. Infatti, il monopolio educativo è un rischio gravissimo. E –pungolando con un arguto argomento- in tema di parità scolastica magari attuassimo le richieste dell’Europa, che chiede da anni all’Italia di realizzare una reale libertà di educazione”.

Allargava subito il perimetro della sussidiarietà Marcella Caradonna, dei Commercialisti Cattolici, denunciando le serie difficoltà che stanno incontrando moltissime realtà del terzo settore a causa della riforma recentemente varata. “Chiediamo, perciò, di guardare e rispettare la realtà del mondo associativo italiano, essenziali nel sostenere i più deboli in queste gravissime congiunture -proseguiva la presente dei commercialisti cattolici- perché non possono sopportare regole troppo gravi come quelle imposte dalla nuova disciplina recentemente varata. Chiediamo di fermare la riforma per semplificarla e per riformulare una normativa che sappia rispettare il tessuto sociale italiano, e in questo senso va anche definitivamente abbandonata l’infelice ipotesi di assoggettare al regime IVA questi soggetti”.

La sussidiarietà deve ritornare centrale -ha subito fatto eco Lorenzo Margiotta, dell’associazione Nuova Generazione-, anche per governare la globalizzazione. E noi possiamo offrire il modello lombardo, che ha saputo dare prova della convenienza di assumere una direzione sussidiaria, secondo, cioè, un principio non ideologico e non confessionale che consente di trovare ampia convergenza”. Passando all’attualità e ai concreti propositi dell’Agenda, Margiotta ha spiegato come la sussidiarietà si debba declinare “non solo nel welfare, nei servizi e nella scuola, ma anche per gli investimenti infrastrutturali previsti dal PNRR. In tal senso, è significativa l’iniziativa del consigliere Matteo Forte che, a Milano, ha fatto approvare una mozione proprio per il coinvolgimento dei soggetti privati negli obiettivi del piano di resistenza e resilienza”, che tali mai possono essere senza una sincera compartecipazione dei corpi sociali e imprenditoriali.

A questo punto, toccava di nuovo ai candidati presenti assicurare, per bocca di Andrea Mandelli (uno degli estensori del programma del centrodestra) che “sentiamo nostre le priorità dell’Agenda «sui tetti»”. In particolare, Mandelli ha voluto riscontrare subito quanto domandato dalle associazioni e “ribadire alcuni punti: 1) la natalità è in una situazione drammatica (anche) perché il Paese non sa supportare chi intende fare questa scelta; 2) la possibilità di scegliere una scuola paritaria deve essere finalmente garantita a tutti e non può essere una chanche consentita solo ai ricchi; 3) quanto al terzo settore il buon senso è stato accantonato dalla riforma e noi non possiamo permettere, nella prossima legislatura, che sia mortificato questo straordinario carisma degli italiani che suscita un impressionante fenomeno di impegno sociale e di solidarietà nel nostro Paese!”.

Nel momento cruciale del seminario, Zola dava la parola a Pino Morandini, del Movimento della Vita Italiano e grande testimone di mille battaglie pro-life: “Non dobbiamo chiedere miracoli alla politica -esordiva- ma solo di combattere le ingiustizie”. Per poi incalzare: “È giusto, per esempio e come accennato da Suor Monia, che la famiglie debbano faticare così tanto per sceglier di educare liberamente i figli?”. “Più in generale: è giusto che la vita sia così ostacolata? Ricordiamoci che Benedetto XVI ha chiaramente ammonito che «se una società si avvia verso la negazione della vita finisce per non trovare più le motivazioni per andare avanti»”. “Allora – concludeva Pino Morandini- le istituzioni e le rappresentanze democratiche devono scegliere se stare dalla parte del più fragile o no, specie davanti alla vita nascente e alla vita morente. Per questo, l’Agenda chiede anche di ridare ai consultori il senso che voleva l’art. 2 della 194, facendo convenzioni con i CAV perché possano davvero essere a favore della maternità. Così come chiediamo che la capacità giuridica inizi dal concepimento, mentre sul fine-vita proponiamo innanzitutto di realizzare una assistenza domiciliare per i deboli H24 e pensiamo che non si possa più rinviare di un giorno il finanziamento delle cure palliative previste dalla ormai antica legge 38/2010, ma che ancora sono accessibili solo da una parte esigua della popolazione italiana!”.

Mentre interveniva il vicepresidente del MPVI, si collegava Matteo SALVINI, che, attorno al Ferragosto, è stato il primo leader a chiedere un incontro personale sull’Agenda e che in effetti non si è sottratto ad alcun argomento del dibattito in corso. “Si! È giusto: per aiutare la vita, dobbiamo coinvolgere i CAV nei consultori”, affermava perentorio. Poi, allargando gli interventi possibili per far spazio alla sussidiarietà: “Abbiamo in programma di sostenere la famiglia con il quoziente familiare e sulla scuola dobbiamo rifiutare l’idea di studenti di serie A e serie B, il che significa che le paritarie non sono e non devono essere delle scuole per ricchi, ma rappresentare una possibile e sacrosanta scelta dei genitori”. “Vogliamo –continuava- contrastare la diffusione delle droghe, perché vogliamo aiutare la vita sempre, e per questo facciamo nostra anche la priorità di rendere effettive le cure palliative e il sostegno ai caregiver. Ed è vero -proseguiva- che sul terzo settore dobbiamo cambiare passo, ad esempio escludendo il regime IVA troppo gravoso per molte realtà. Così come pure il PNRR va rivisto anche nel metodo, per un maggior coinvolgimento dei corpi intermedi”. Il sen. Salvini affermava, infine, di voler, per il futuro, poter “collaborare con l’Agenda Sui tetti, che può essere scomoda per molti, ma non per noi”.

Raccoglieva il testimone dal suo segretario il candidato Giulio Centemero, che osservava come fosse “la prima volta da tanti anni che gli capitava di vedere nascere un movimento dal basso, osservando come si debba ritenere necessario che la società sappia costantemente proporre alla politica i temi esperienzialmente avvertiti come più urgenti”.

Nessuno più di Soemia Sibillo, direttrice del CAV Mangiagalli, poteva allora portare la diretta, commovente, esperienza di aiuto integrale alla maternità nei Centri di Aiuto alla Vita. “il CAV Mangiagalli è stato il primo Centro di Aiuto alla Vita a trovare sede in un ospedale”, ha raccontato, con ciò fornendo un concreto esempio di quanto possa essere adeguata l’ipotesi proposta dall’Agenda per tutti i consultori e appoggiata dal precedente intervento di Matteo Salvini. “Accogliamo le mamme ogni giorno -continuava- e mettiamo in pratica quel che anche la 194 dice, cioè accettare, ascoltare, aiutare le donne, senza colpevolizzare nessuno. E così possiamo testimoniare di come per il 90% dei casi che abbiamo incontrato la tentazione dell’aborto avviene per motivi economici e per motivi di solitudine. Tant’è che, solitamente, di fronte a un progetto di sostegno e vicinanza le mamme ritornano sulla decisione e accolgono il loro figlio. E ad oggi sono 25767 i stati aiutati a nascere!”. “Perché -concludeva- un bambino non nato non mancherà solo alla sua mamma, ma mancherà a tutti noi!”.

Colpito da una simile testimonianza, il candidato Filippo Bini Smaghi ha raccontato come in questa campagna elettorale l’aspetto che maggiormente lo gratifica sia proprio lo spettacolo della solidarietà in atto. “Sto visitano opere di educazione e opere di accoglienza -raccontava- e vedo la bellezza di ideali incarnati nella realtà, da cui la politica deve imparare e concretamente servire”.

Andrea Orsini (felice di “riposarsi” “sui tetti” fra cento appuntamenti elettorali) ha riproposto la centralità del giudizio antropologico da cui si era partiti, ricordando l’utilità del lavoro alla Camera nella misura in cui, in occasione di disegni di legge orientati alla “cultura dello scarto”, si è saputo riconoscere false idee di libertà” e, dunque, non si è avuto timore di “far capire come alcune norme contraddicessero la ragione e la natura umane in nome di ideologie”. “E questo -assicurava- sarà il primo l’impegno che manterremo anche nella prossima legislatura!”.

Lorenzo Malagola, che tanto ha partecipato alle iniziative prepolitiche del network associativo, non ha avuto timore di raccontare che “la mia scelta di tornare a far politica è anche frutto della reale amicizia che viviamo nell’esperienza dell’agenda «sui tetti», che porta a frutto una visione antropologica che mi interessa, come abbiamo ascoltato nella mirabile lectio del Card. Parolin il 9 marzo scorso, quando mise in connessione la visione della vita con le politiche concrete. Noi cioè pensiamo -proseguiva, usando un’immagine di grande efficacia- che la persona abbia in sé un punto di intangibilità, un punto di fuga nell’animo umano, che non può essere mai eliminato e che le norme e le istituzioni devono considerare. Sarà, perciò, importante -sintetizzava operativamente- che il rapporto fra «ditelo sui tetti» e il prossimo governo sia stretto perché dobbiamo volere dall’inizio un rapporto incalzante fra corpi intermedi e la rappresentanza politica”.

Dopo che anche il candidato Elio Torrente ribadiva come condividesse che “la prima emergenza sia l’emergenza educativa, per cui dobbiamo rivalutare gli istituti professionali, oltre alla parità scolastica con la deduzione totale delle spese della scuola”, interveniva un altro “doppio-attore”, sia, cioè, animatore come Lorenzo Malagola delle iniziative “sui tetti” e sia candidato, Antonio Palmieri. Che aveva la pazienza di ritornare sulla necessità di un metodo condiviso di lavoro fondato sulla “ragione”: “Nella legislatura che è finita, alla Camera sapevamo che era impossibile bloccare le leggi contro l’antropologia integrale e questo ci ha aiutato a cercare le «parole», cioè le ragioni. E abbiamo potute dire con forza queste ragioni, perché gli amici delle associazioni non ci hanno fatto sentire soli”. Poi, parlando di sé ha indicato una strada utile per tutti. “La mia vocazione politica è sbocciata all’oratorio”, raccontava. “Ma quell’azione educativa che mi ha fatto così bene non c’è più e per questo dobbiamo riprendere noi questa stessa leva verso i giovani e verso chi non crede importante interessarsi della dimensione della polis”.

Peppino Zola ha saputo raccogliere una interessante sintesi un pomeriggio straordinariamente ricco di partecipazione e contenuti. “Abbiamo vissuto davvero un confronto costruttivo fra chi rappresenta basi sociali e chi è nelle istituzioni”, che rilanciava in “tre punti per concludere: 1) E’ un inizio di lavoro insieme, che seguirà soprattutto dopo il 26 settembre, perché, come è stato detti, dobbiamo «incalzarci» a vicenda; 2) in questo lavoro, vogliamo servire l’uomo, ma per servire veramente l’uomo dobbiamo dire la verità sull’uomo, sulla sua vita, sulla sua morte, sulla sua libertà e la verità è che l’uomo non è  nato solo, ma è «in relazione»; dobbiamo parlare della verità sull’uomo così com’è, nella consapevolezza, da rendere pubblica, che un legislatore che negasse la realtà della vita non potrebbe fare leggi giuste, nemmeno in campo economico; 3) di questa antropologia vogliamo parlare con tutti, nessuno escluso E perciò abbiamo invitato, anche con messaggi personalizzati, soprattutto le forze politiche i cui programmi potevano sembrarsi più condizionati dall’antropologia dello scarto. Ma dobbiamo anche prendere atto che oggi, rispetto al crinale antropologico da cui discendono anche tutte le altre scelte, ci sono posizioni diverse e in vista del 25 settembre non possiamo far finta di niente perché le differenze si sono manifestate. Comunque, -concludeva- dal 26 settembre riprenderà con maggiore convinzione il nostro impegno. Non lasceremo tranquilla la politica e preghiamo la politica di non lasciare tranquilli noi!”.

Appuntamento (d)al 26 settembre, allora!

Con commossa gratitudine per l’Amicizia e il lavoro assieme di tante settimane, “sui tetti” di tutta Italia.