LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CI LIBERERÀ DAL SOVRANISMO GIUDIZIARIO

«Il ridimensionamento delle correnti ridarà credibilità al magistrato». Parla Maurizio Sacconi, in prima fila tra i cattolici per il Sì al referendum sulla riforma Nordio e coautore insieme a Domenico Menorello del libro «(In)giustizia “creativa” e trasformazione antropologica»

Già Ministro della Salute e delle politiche sociali, Sottosegretario di Stato, Senatore e Deputato della Repubblica, coautore con il compianto giuslavorista Marco Biagi, ucciso dalle Nuove Brigate Rosse nel 2002, del Libro Bianco sul mercato del lavoro, Maurizio Sacconi è anche un prolifico autore che negli ultimi 40 anni ha saputo raccontare la società e la politica italiana con un punto di vista originale. Oggi è in prima fila tra i cattolici per il Sì al referendum sulla riforma Nordio, contro quella concezione politicizzata della Giustizia che la vuole usare per imporre battaglie ideologiche, anziché per “dire il giusto” nelle singole situazioni di conflitto. 

 (In)giustizia “creativa” e trasformazione antropologicail libro scritto a quattro mani con Domenico Menorello, edito da Marcianum Press, racconta l’evoluzione di ANM da associazione di magistrati a quello che è oggi: un vero e proprio soggetto politico che attivamente si contrappone al Governo. Da dove nasce l’idea di approfondire questo tema? «In questi anni abbiamo assistito alla crescita esponenziale di quella che abbiamo chiamato (In)giustizia creativa. Questa è nata negli anni ‘60 su una base ideologica marxista e come tale si è progressivamente dedicata a spostare i rapporti di forza nel mercato del lavoro innovando e non applicando le regole da leggi e da contratti perché ritenute espressione prevalente della classe dominante. In epoca più recente, lo stesso ambiente giudiziario si è dedicato al catalogo woke ovvero al disegno di creare un “uomo nuovo” per i modi di nascere e di morire, per la percezione soggettiva e mutevole del genere di appartenenza, per le relazioni affettive instabili, per la volontà di assoluta autodeterminazione. Ogni desiderio, anche il più capriccioso, si è fatto diritto».

 Cosa si intende per suprematismo giudiziario, espressione che ricorre più volte nel libro? «Questa deriva è stata consentita da un lato dalla assoluta discrezionalità e impunità degli atti giudiziari, anche i più assurdi. Dall’altro, dal potere delle correnti ideologizzate la cui rete orienta molta parte della giurisprudenza. In questo senso parliamo di sovranismo o suprematismo giudiziario perché l’equilibrio costituzionale è stato sconvolto in danno delle istituzioni democratiche rappresentative. Il Parlamento si è sempre occupato con voluta cautela dei temi antropologici per non offendere il comune sentire del popolo. Anche quando ha prodotto leggi non gradite. Al contrario, domani mattina, potremmo scoprire con atto giudiziario creativo l’introduzione dell’aborto al settimo mese nel nostro ordinamento. Sono stupito che la Cei non abbia voluto considerare i pericoli impliciti in questa patologia!».

 Anm si erge a custode della Costituzione e protettrice della separazione dei poteri: la campagna referendaria, in realtà, ha svelato il vero volto di una parte della magistratura disposta a tutto pur di difendere lo status quo. Quanto è alta la posta in gioco se Anm è disposta a investire quasi un milione di euro per fermare la riforma? «La posta in gioco è il potere di una casta intoccabile o, quantomeno, quello della minoranza giudiziaria corporativa e ideologica. All’opposto, in gioco è la possibile ricostruzione di un clima di libertà nel quale possa ripartire quella propensione a intraprendere, investire, decidere che abbiamo avuto nei nostri anni migliori. Da trent’anni siamo una società rattrappita dalla paura e ora l’ingresso delle macchine intelligenti può determinare sottomissione ad esse per evitare ogni forma di responsabilità».

Cosa risponde a chi sostiene che il vero scopo del governo sia assoggettare la magistratura alla politica, garantendosi l’impunità? «Che si tratta di una falsità che una certa scuola politica vorrebbe far diventare verità attraverso la sua riproposizione insistita. Non invertano l’onere della prova ma dimostrino dove hanno tratto motivi per sostenerlo. Mentono sapendo di mentire. La riforma libera il magistrato dalla oppressione correntizia e nel processo penale dalle pretese di obbedienza del collega della accusa».

Quale che sia il risultato del referendum, ritiene che sia possibile che la magistratura ritrovi credibilità dopo aver avvelenato per mesi i pozzi, accusando gli altri poteri dello Stato di avere progetti al limite dell’eversione?  «Se vinceranno i Sì sono certo si determinerà un circolo virtuoso alimentato dalla grande maggioranza di magistrati consapevoli delle storture da rimuovere. Il ridimensionamento del potere delle correnti ridarà immediata credibilità al magistrato, tanto giudicante quanto requirente, così come la nuova Alta Corte disciplinare porterà ad un maggiore rispetto della legge da applicare. I cattolici dovrebbero per primi comprendere la posta in gioco e la conseguente necessità della riforma costituzionale».

 

di: Dalila Di Dio, il Timone