STEADFAST, NIGERIA TERRA DI NESSUNO: L’EPIDEMIA DEI RAPIMENTI TRA JIHAD E IMPUNITÀ

di: Emmanuele Di Leo, Presidente Steadfast e Vicepresidente Network “Ditelo Sui Tetti”.

Il fenomeno dei rapimenti in Nigeria, che già nel 2021 denunciavo come una drammatica escalation criminale, non è affatto rientrato. Anzi, si è consolidato, trasformando la nazione in un epicentro globale di sequestri di massa. Non parliamo più solo di un allarme, ma di una vera e propria crisi di sicurezza interna radicata che minaccia la stabilità del Paese e le fondamenta della convivenza civile.

L’Evoluzione della Minaccia: da Boko Haram alle “Bande di Banditi”
È cruciale ribadire un punto già sollevato anni fa: i rapimenti di massa, pur essendo un’arma anche di gruppi jihadisti come Boko Haram e la Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato Islamico (ISWAP), sono oggi gestiti e amplificati dalle cosiddette “bande di banditi” (bandits). Questi gruppi criminali, meno ideologizzati e più orientati al mero profitto economico, hanno trasformato il rapimento in un modello di autofinanziamento di massa.

  • Il Business del riscatto: la preoccupazione riguardo al circolo vizioso dei riscatti si è dimostrata fondata. La disponibilità, anche occasionale, da parte delle autorità o delle famiglie di negoziare e pagare ha convalidato questo modello criminale, generando una “industria del rapimento” fiorente.
  • Massacri e rapimenti: la Violenza è estremamente alta. La Nigeria detiene il triste primato del paese con il maggior numero di cristiani uccisi per motivi di fede (3.100 nel periodo di riferimento 2024). È la nazione dove si contano più rapimenti in assoluto (2.830 nel 2024). Questo scenario si concentra in particolare nel Nord e nella Middle Belt, dove gli attacchi dei pastori Fulani radicalizzati contro le comunità agricole, spesso cristiane, sono diventati una vera e propria campagna di violenza sistematica accompagnata da espropriazioni e sfollamenti forzati.

L’Obiettivo Facile: dalle Élite alla “Chiesa Profuga”
La dinamica di colpire obiettivi facili – come scuole, villaggi rurali, o persone comuni – è ormai la norma, sostituendo i sequestri mirati a diplomatici o figure di spicco di un tempo.

  • La Scuola nel mirino: le scuole continuano a essere un bersaglio primario per la risonanza mediatica e la pressione sui riscatti. Questo aggrava la riluttanza, soprattutto nelle comunità musulmane del Nord, a mandare i figli a ricevere un’istruzione di tipo occidentale, fornendo ai genitori una motivazione in più per evitare la scolarizzazione di massa. Il risultato è una generazione a rischio, intrappolata tra insicurezza e mancanza di opportunità educative, un problema che ipoteca il futuro del Paese.
  • La Crisi Umanitaria e la “Chiesa Profuga”: l’incessante violenza nell’Africa Subsahariana non ha solo ucciso, ma ha costretto milioni di cristiani all’esodo. Le oltre 28.368 tra case e attività economiche cristiane attaccate, saccheggiate o distrutte nel 2024, testimoniano un danno permanente che spinge intere famiglie e comunità alla fuga , alimentando il fenomeno della “Chiesa Profuga” in condizioni inumane.

L’Inazione Politica e la Sfera Internazionale
A dispetto delle promesse del Presidente Bola Ahmed Tinubu (subentrato a Buhari) di intervenire con maggiore efficacia, l’intervento governativo è risultato insufficiente e la violenza non è diminuita. La debolezza e, in alcuni casi, l’infiltrazione e la corruzione delle forze di sicurezza locali creano un clima di impunità che fa prosperare i gruppi criminali.

A livello internazionale, l’Africa Subsahariana è il continente più colpito dagli attacchi jihadisti, e la Nigeria ne è un drammatico esempio. Le violazioni dei diritti umani, la presenza di bambini soldato, il rischio di tratta e sfruttamento (spesso collegato alla prostituzione minorile o al lavoro forzato) richiedono una risposta urgente e coordinata. Le dinamiche di rapimento in Africa spesso si intrecciano con la tratta di esseri umani e l’estrema povertà, dove i sequestratori non esitano a sfruttare anche i bambini per il lavoro forzato, specialmente nei settori dell’agricoltura o dell’estrazione di risorse (come l’oro artigianale).

In conclusione, la Nigeria non ha solo un problema di sicurezza; ha un problema di fallimento statale nell’assicurare il diritto fondamentale alla vita e alla libertà dei propri cittadini. La comunità internazionale non può permettersi di distogliere lo sguardo da questa crisi, che è anche una questione di libertà religiosa e di giustizia umanitaria globale.